Surroga e tasso fisso20 Dic 2010
Un dato interessante è la richiesta, sempre più massiccia, del passaggio dal tasso d'interesse variabile a quello fisso, reputato più sicuro da oltre il 65% delle famiglie che richiedono un mutuo con ipoteca. Anche quando si tengono in considerazione i mutui non ipotecari, il tasso fisso prevale sul variabile per una percentuale del 47% contro il 31% di quello variabile. Il passaggio da un istituto di credito all'altro, componente fondamentale per il contratto di surrogazione del mutuo, è una possibilità decretata su tutto il territorio nazionale dalla legge n° 40 del 2 aprile 2007, meglio conosciuta come legge Bersani. Da quella data, la surrogazione del mutuo è diventato uno strumento di rinegoziazione del mutuo sempre più utilizzato in Italia, tanto che oggi rappresenta il 18% del totale dei flussi relativi al mercato dei mutui. Le Regioni che hanno usufruito maggiormente della surrogazione sono il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia e le Marche, che si attestano su percentuali rispettivamente del 31%, 29,25% e 22,5% sul totale del mercato di riferimento (fonte IlSole24Ore). Il tasso fisso, sul lungo periodo, è percepito come più conveniente del tasso variabile, anche se i costi contrattuali relativi alla scelta del tasso variabili sono inizialmente inferiori di quasi il 2%. L'oscillazione dei tassi d'interesse, in tempi di crisi globale e provocata da manovre finanziarie estreme, non è considerata sicura dagli italiani, che si affidano al tasso fisso anche per la favorevole congiuntura economica che porta gli Irs (i tassi bancari europei) ai minimi storici, una manovra voluta dalle banche europee per non aggravare ancor di più la già difficile situazione finanziaria che vivono alcuni stati europei come la Grecia e l'Irlanda. |
COMPRA QUESTO SITO!
|