Scontri fra Italia e UE per i fondi agricoli

1 Dic 2011

Fondi AgrariSecondo le nuove direttive europee sulle politiche agricole comunitarie, della totalità dei fondi destinati al settore primario, corrispondenti a 56 miliardi annui, all'Italia spetterebbero 5,4 miliardi, contro i 6 che avrebbe ottenuto se oltre la superficie agricola totale fosse stata conteggiata anche la produzione nazionale del settore.

In un incontro al tavolo delle trattative comunitarie del settore, presenti il neo ministro all'agricoltura, Mario Catania, il presidente della Coldiretti Sergio Marini, si è dato rilievo al fatto che l'Italia, pur avendo solo il 7% della superficie coltivabile di tutto il territorio complessivo comunitario, ha tuttavia una produzione che raggiunge il 13% di quella totale.

Sarebbe quindi fuorviante basare il meccanismo dei fondi unicamente sulla superficie, senza tener conto il potere produttivo delle aziende agricole operanti su tutto il nostro territorio nazionale. Sempre secondo il ministro Catania, l'Italia versa annualmente all'Unione Europea, relativamente al settore agricolo, una percentuale di contributi pari al 14% del totale, non è quindi accettabile che i fondi non siano ripartiti sulla base di questo sforzo contributivo.

Nessuna approvazione senza garanzie

Su questa linea anche il presidente della commissione Agricoltura all'Europarlamento, Paolo De Castro, che ha chiarito come l'Italia non firmerà nessun accordo senza prima ottenere garanzie sui finanziamenti e sulla possibilità di allentare i vincoli che pesano tutt'oggi sulle aziende agricole Attualmente, spiega De Castro, le aziende agricole sono vincolate all'utilizzo di una parte dei loro terreni ad opere di valenza paesaggistica, e a una diversificazione della produzione.

Queste direttive però rallentano e nuocciono alla capacità produttiva delle imprese agricole, che in questo periodo sono già in ginocchio per la crisi che ha investito anche il settore primario. In questo scenario, l'Italia affronta a viso aperto la commissione di riforma dell'Unione Europea, per ottenere un'equa distribuzione dei fondi e consentire la ripresa economica.