L'Italia è un paese in pericolo

14 Set 2011

È il 9 settembre 2011, durante un convegno dell'UDC, che Emma Marcegaglia avvisa la platea, i giornalisti e tutta l'Italia che il nostro Paese affronta una crisi profonda, non solo economica, ma anche di credibilità a livello internazionale. I segnali sono nell'aria già da diversi mesi, almeno da quando diverse banche, fra cui la Deutsche Bank, hanno ceduto i loro titoli di stato italiani per evitare di esporsi troppo ed essere ammonita come è già successo ad altri istituti di credito che si sono esposte troppo con titoli di stato greci, paese in cui è in corso  una pesante crisi economica e sociale.

Altro segnale inequivocabile, secondo la numero uno di Confindustria, le dimissioni dalla Banca Centrale Europea di Juergen Stark, il rappresentante dell'istituto europeo per la Germania, notoriamente contraria agli aiuti troppo vasti ai paesi deboli e con un debito pubblico troppo elevato, fra cui rientra anche l'Italia, più volte ammonita.

Il recupero del debito previsto dalla manovra finanziaria 2011, secondo la Marcegaglia, non è adatto a un paese in crisi, l'aumento della pressione fiscale e il tentativo di recuperare crediti attraverso una maggiore tassazione preannunciano un periodo di stallo e la mancata crescita del nostro Paese, due elementi che devono essere portati alla luce, e non nascosti facendo finta che non esistano.

Parole dure per il governo dunque, e per la nuova finanziaria che non porterebbe alcun beneficio al nostro Paese, indebolendo proprio quelle categorie di lavoratori che dovrebbero essere invece tutelate perché capaci con le loro specificità (si pensi al settore manufatturiero italiano) di dare nuova credibilità a livello internazionale.